
GrazZie
da scriversi, possibilmente, con una zeta
di e con
Massimo Roscia
Regia di Manfredi Rutelli
Musiche eseguite dal vivo da
Massimiliano Pace
Dopo gli straordinari successi dei suoi ultimi tre libri, “La strage dei congiuntivi”, “Di grammatica non si muore” e “Peste e corna”, Massimo Roscia, scrittore ceduto in prestito (temporaneo) al teatro, porta in scena, sotto l'esperta guida del regista Manfredi Rutelli, uno spettacolo grammaticale fuori dagli schemi, uno spettacolo godibile, divertente e al tempo stesso assai utile, tutto incentrato sulla lingua italiana e sull’uso talvolta bizzarro e poco convenzionale che ne facciamo. Congiuntivi maldestramente invertiti con i condizionali, mutilazioni della lettera H, accenti confusi con apostrofi, inversioni di singolari e plurali e maschili e femminili, reggenze errate, impianti desinenziali fatti a brandelli, pronomi violentati, punteggiatura gettata a casaccio, neologismi e forestierismi al limite della blasfemia, inutili pleonasmi e altri innumerevoli errori, commessi ogni giorno a ogni latitudine, rappresentano il pretesto narrativo autentico di quest’opera, perché sono tutti, ahimè, tragicomicamente reali. E lo fa sorridendo e facendo sorridere, senza mai demonizzare l’errore o ridicolizzare chi l’ha commesso. Nessuna lavagna con i buoni e i cattivi; nessun discorso professorale e didascalico; nessuna regola astratta e incomprensibile da imparare a memoria e da ripetere meccanicamente come una poesia o una tabellina di aritmetica. Ed è così che lo spettatore, dopo aver riso di una battuta o di un errore, se ne torna a casa felice e soddisfatto, con un paio di insegnamenti, qualche spunto di riflessione, lo spirito rallegrato e il crescente desiderio di amare un po’ di più questa magnifica lingua che è l’italiano.
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